giovedì 21 febbraio 2013

Dispacci dai ghiacci - Ma che freddo fa???

Il festival di Sanremo è acqua passata e pure i Grammy Awards. Qui non se li è filati nessuno. E per forza: siamo troppo impegnati a spalare la neve e a tentare di far sciogliere il ghiaccio davanti alla porta di casa, per evitare di contrarre le tipiche malattie invernali, come fratture scomposte, ecchimosi al coccige o perdita dei sensi post caduta con conseguente assideramento.
Ogni volta che cammino su ciò che rimane dei marciapiedi edmontoniani, penso con sollievo ai benefits che il Castorama nordamericano mi garantisce: se mi lusso una spalla all'incrocio tra la sessantaseima strada e la ventitreesima avenue, infatti, pagherò solo il 20% delle spese mediche. Olè!
Dopo quasi quattro mesi di permanenza in terra canadese posso affermare con fierezza che il freddo mi fa una pippa e posso portare alto il vessillo di almeno tre categorie di persone: quelle che hanno solo un semplice strato di pelle striminzita a coprire le proprie ossa, quelle che non si nutrono di sostanze animali e quelle che, avendo passato i primi giorni della porpria esistenza in incubatrice, hanno sempre avuto un po' di inconscia nostalgia per quel calduccio artificiale. E quindi no, le mie ossa non si stanno frantumando per il freddo, no, non è necessario nessun substrato proveniente da altri animali per sopravvivere degnamente e sì, i sacchettini per il caldo istantaneo possono talvolta essere un succedaneo dell'incubatrice.
Per descrivere la mia progressiva canadesizzazione, basti dire che, in quei rarissimi giorni in cui la temperatura si aggira sui -5°C, io sudo per la caldazza e lascio deliberatamente a casa guanti, cappello e sciarpa, mentre nella tempesta di neve più molesta io passeggio allegramente gustandomi uno smoothie vegan ghiacciato. Sono talmente canadese che a -28°C (-43 quelli percepiti!), gli unici eventi “ostili” registrati dal mio bizzarro organismo sono stati il congelamento dei peli del naso e del mio respiro sugli occhiali. Ma tanto, se cado a causa della cecita, mi copre Castorama!
La mia progressiva acclimatazione all'habitat siberiano può essere confermata da quel barbaro* canadese che da qualche mese fa coppia con me...mentre al primo appuntamento ha dovuto recuperarmi, ibernata e quasi comatosa, nell'atrio di una TD Bank a soli -10°C, ora sono io che lo incito ad andare a pattinare su piste di ghiaccio all'aperto a temperature impossibili. Sono confidente nelle mie possibilità e so che prestissimo riuscirò ad emularlo e ad uscire di casa senza nemmeno abbottonarmi la giacca o addirittura in maniche di camicia. Per ora ho pascolato i suoi cani in piagiana nel mezzo di un blizzard (o bufera di nve) senza battere ciglio.
E se gli autoctoni, ostinandosi a credere nell'arrivo della primavera, iniziano a fare incetta di sementi e terriccio per l'orticello casalingo, io mi accingo a comprare una bicicletta con la quale sfrecciare per strade la cui segnaletica è totalmente nascosta da una solida patina marroncina di materiale ghiacciato. E intanto continua a nevicare, nevicare, nevicare, nevicare...perciò mi fa strano leggere di amici e parenti in Italia che si lamentano per una leggera spolverata biancastra e addirittura mi sembrano principianti i miei amici nello stato di New York quando mi dipingono scenari apocalittici per descrivere tre giorni di neve. Qui, ah bbbelli, la neve manco sappiamo più dove mettercela! Ne abbiamo talmente tanta che le corsie delle strade misurano circa la metà della dimensione originaria, perchè nel corso dei mesi gli spalaneve ne hanno accumulata così tanta ai lati delle carreggiate che ci si potrebbero organizzare gare di snowboard cittadino. E siccome in Canada non sanno proprio che fare per evadere dalla noia del luuuungo inverno, i bambini locali si dilettano ad organizzare atroci scherzi ai danni dei compagni più sprovveduti, scherzi che in gran parte del mondo conosciuto non sarebbe possibile effettuare. E mi riferisco al famoso trucco del “lecca il cancello”, dove un ingenuo ragazzetto viene convinto a leccare cancellate di metallo a -20°C con la drammatica conseguenza di una lingua attaccata al cancello dei vicini. Questo è ciò che si può definire un'infanzia infelice ed è la chiara origine del dilagare di una vera e propria piaga sociale come il whiskey all'acero, un'aberrazione che dà la stessa sensazione che darebbe bere dei pancake liquefatti con troppo zucchero. Credo che la mancanza di luce solare porti ad abnormi effetti collaterali...
Intanto, l'hockey ha ripreso il suo normale corso, per la gioia di Larry che ha passato i primi tre mesi di convivenza smadonnando contro quegli avidi giocatori dei ghiacci che, per ottenre un aumento su paghe già stratosferiche, erano entrati in sciopero sottraendo ai canadesi l'unico vero divertimento, a parte lo sci ed il curling. Ora purtroppo mi tocca spararmi una partita a sera e lo scenario è più o meno sempre il medesimo: Larry che urla e strepita, Larry che mangia cibi untissimi per via dello stress da partita, larry che si addormenta, gli Oilers che perdono, Larry che si risveglia, apprende della disfatta e inizia ad inveire. Il tutto mentre i gatti osservano con malcelata aria di superiorità.
In questo preciso momento pare che gli Oiles siano in vantaggio sui Minnesota Wild e guai a fiatare, ché il Larry non va disturbato.
Domani è previsto sole e -10°C...quasi quasi lascio a casa guanti e sciarpetta!

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