domenica 7 luglio 2013

Dispacci dai ghiacci - Un'estate in Canada


Orde di teenagers pienotti infestano downtown mezzi nudi, gruppi di sedicenni con appendice di passeggino popolano i centri commerciali sfoggiando shorts ed infradito che neanche a Copacabana, signore sovrappeso stritolate da improbabili prendisole mostrano sbiaditi tatuaggi, memoria di quando la tonicità della loro pelle faceva sembrare davvero un cuore quello che invece ora ricorda un sedere flaccido disegnato da un tatuatore con troppo whiskey all'acero nel sangue.
Questa è l'estate ad Edmonton.
Qui, nella giornata più calda della storia (30°C scarsi!), si sono registrati più blackouts che in tempo di guerra per via dei troppi condizionatori accesi, mentre per le strade si incontravano canadesi paonazzi con preoccupanti crisi respiratorie.
Io, avendo finalmente deciso di indossare audacemente pantaloncini ed infradito, sono stata giustamente travolta da una tempesta tipo Independence Day, con tanto di alberi che mi cadevano al suolo davanti, folgorati dal vento impazzito, e tutta la polvere della terra gettata a velocità supersonica nei miei poveri occhi.
Siccome l'altra volta che avevo osato fare sfoggio di infradito la città era stata messa in subbuglio da un tornado warning, ho deciso, per il bene di tutti, di evitare di esporre inappropriate nudità ai quattro venti canadesi.
Del resto, qui nessuno parla di estate, perchè, com'è noto, ad Edmonton esistono solo due stagioni: quella delle nevi e quella delle costruzioni, detta anche “del fango”. Infatti, se per circa otto mesi all'anno la città è ricoperta da un impenetrabile strato di neve e ghiaccio, per i restanti quattro si assiste ad uno sbocciare di cantieri di vario tipo e dimensione. Si costruiscono strade, case (rigorosamente tutte uguali), centri commerciali, ponti, garage e pure piscine all'aperto. La conoscenza della rete dei trasporti locali maturata in sei mesi di sofferenza invernale viene resa inutile da brutali quanto imprevedibili mutazioni nel percorso di tutte le linee di pullman, mentre il pedone, in passato osteggiato dai cumuli di neve sugli sparuti marciapiedi, rischia l'estinzione a causa dei pericoli insiti in tombini aperti, oggetti in caduta libera dalle impalcature e mezzi pesanti impegnati nella sistematica asfaltazione di tutta Edmonton.
Qui, infatti, si è nemici del verde. Gli unici colori graditi agli autoctoni sono il grigio-asfalto, il bianco-neve, il nero-petrolio e il blu-arancione-bianco degli Oilers, la locale squadra di hockey...che, a dire il vero, ha fatto piuttosto schifo nell'ultima stagione.
Credo che si tratti di genetica, perchè anche il mio Canadian Barbarian si sta dedicando allo smantellamento di ogni residuo di verde nel proprio giardino. Dopo aver brutalmente asportato ogni minimo filo d'erba e speso migliaia di dollari in bulldozer rimuovi-fango, ora passa ogni momento libero a piastrellare il cortile, seguendo un delirante progetto che prevede una fontana probabilmente a forma di fungo, un buco per i falò notturni, una vasca da bagno riscaldata (!!!) ed altri ornamenti barocchi che dovrebbero saturare uno spazio grande più o meno come un monolocale a Milano. Io, per suo grande disappunto, mi limito a scuotere la testa da dietro la finestra, mangiando avanzi di cena cinese e insegnando parole italiane di disappunto a Phelony e Gesù, amici canini.
Per il resto, l'estate, ops la construction season, è fatta di tramonti ad ore incredibili (le 11 di notte!), nativi che barbequeggiano nei parchi, festivals di ogni tipo tutti accomunati da uno sfoggio di nudità tatuate, gente che si fa canne alle fermate del pullman, taglio dell'erba ossessivo-compulsivo ad ogni ora del giorno e della notte (tanto c'è sempre luce!) e muta del pelo dei conigli locali che da bianchi che erano sono ora diventati marroncini per mimetizzarsi con la polvere sulle strade.
Io, un po' per superstizione e un po' per sopravvivenza, ho deciso di seguire la semplice filosofia dei signori Sikh che, barba lunghissima e fare distinto, si riuniscono ogni giorno presso le panchinette del Mill Woods Town Centre e che indossano lo stesso tipo di indumenti (turbante, tunica e gilet) ogni giorno dell'anno. Infatti, visti i tornados, le thunder storms, la grandine di tenore biblico e compagnia bella, perchè mai dovrei archiviare la mia giacca a vento, compagna di mille avventure su strade o troppo innevate o troppo impolverate per dei patetici sandaletti caraibici?

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